FeaturedCrossmedia Group, quando l’arte incontra la tecnologia e il risultato è sorprendente

 

Avete presente la mostra che si è appena conclusa “INSIDE MAGRITTE – emotion exhibition” alla Fabbrica del Vapore? Abbiamo deciso di scoprire un po’ di più su questo mondo e sui suoi creatori, quindi abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Tommaso Mattei, il responsabile comunicazione e marketing di Crossmedia Group, l’agenzia che ha creato le prime immersive experience in Italia e che ora sta spopolando nel resto del mondo grazie ai loro prodotti innovativi e di qualità.

Per iniziare.. Raccontaci un po’ di Crossmedia Group – Chi l’ha fondata, quando e dove? Inoltre come è nata l’idea che vi ha portato al suo lancio?

Crossmedia nasce nel 2008 da un un’idea di Federico Dalgas, attuale amministratore delegato e presidente del gruppo. Inizialmente la società si dedicava alla realizzazione di audio-video guide per i principali musei. Questo è stato fino al 2014 quando la nostra società ha distribuito e messo in scena presso la propria sede permanente di Santo Stefano al Ponte a Firenze Van Gogh alive, una mostra prodotta da concorrenti australiani. Da qui è partito tutto con le prime produzioni interamente prodotte e ideate da noi come, ad esempio, Incredible Florence(la prima in assoluto) e Klimt Experienece.

Cosa vi ha spinto a lanciarvi così oltre, in un mondo come l’arte in cui l’uso di tecnologie che ne cambiano la fruizione è un tema ancora difficile e contrastato? 

Riguardo a questo possiamo dire che proprio lo sviluppo della tecnologia ci ha portato a crederci fino in fondo. Del resto chi al giorno d’oggi non ha uno smartphone o un tablet? Sempre di più tutto avviene su questi apparecchi e allora perché non l’arte? Detto questo nessuno di noi ha la presunzione di credere che la nostra sia la vera arte, abbiamo solo la speranza che la nostra possa essere una porta per accedere all’arte e magari contribuire alla voglia dei nostri visitatori di conoscere sempre di più.

Vi sareste mai aspettati che nel giro di poco tempo sareste cresciuti cosi tanto, anche su scala internazionale? Quale l’obiettivo del vostro lavoro?

Siamo contenti dei risultati che stiamo raggiungendo, certo non era facile e nemmeno così preventivabile ma la sete di cultura e di conoscenza è sempre viva soprattutto in paesi in forte sviluppo come quello asiatici e del medio oriente.

Obiettivi? Crescere ancora per diventare un’eccellenza a livello mondiale.

Puoi dirci (se puoi) come create un progetto immersivo? Da quello che ho capito avete un team fisso legato allo sviluppo dei contenuti multimediali che lavora a stretto contatto con direttori artistici o curatori che invece variano in base al progetto, è corretto? 

Si è corretto. Abbiamo un team di professionisti che lavora all’allestimento della parte immersiva attraverso mappature e calcoli spesso matematici. A loro viene affiancato un regista che cura tutta la mostra immersiva dal punto di vista spettacolare e di contenuti che a loro volta sono sotto la lente di ingrandimento di un curatore, il quale ha il compito di guidare il regista nella strada corretta da seguire a livello scientifico.

E con quale criterio viene sviluppato un tema piuttosto che un altro? i progetti vi vengono commissionati, li decidete voi?

Per il 90% del lavoro tutto viene ideato da noi. Nasce un’idea e da qui parte tutto. Solo in alcuni casi lavoriamo su commissione ma sono per lo più progetti di privati che vogliono o richiedono qualcosa in particolare, magari grandi società che vogliono celebrare una qualche ricorrenza.

Quanto tempo ci vuole più o meno perché un’esposizione sia pronta per essere visitata?

Generalmente dalla nascita dell’idea alla mostra pronta per essere visitata passano dai 4 ai 6 mesi.

Ogni esposizione è strutturata attraverso l’uso di diverse tecnologie, quali sono? 

Sicuramente la parte più importante è quella dell’immersivo che viene realizzata attraverso l’uso di proiettori di ultima generazione, mappature della location mixate dal lavoro tecnico della regia. Inoltre un’altra parte molto rilevante è quella degli oculus Vr dove si lavora in 3D. E ancora Laboratori interattivi e sale degli specchi.

Cambiano in base alle esposizioni o sono sempre le stesse?

No variano a seconda del prodotto.

Quel’è il progetto di cui siete più orgogliosi?- perchè?

Beh tanti, ma sicuramente siamo legati a Klimt Experience, un successo vero e proprio e Inside Magritte, un grande lavoro di squadra dove la qualità ha preso il sopravvento.

Photo credit: Crossmedia.com

 

Inside Magritte exhibition -Photo credit: Crossmedia.com

Esiste a livello legislativo un modo per tutelare la produzione delle vostre esposizioni?

Domanda molto interessante perché di assoluta attualità. Ci stiamo battendo per questo perché al momento non esiste nessuna legislazione che ci tuteli.

Nel 2015 avete iniziato a gestire il complesso di Santo Stefano a Firenze e nel 2018 è nata Crossmedia Asia, ci puoi parlare un po’ di queste tappe e di come è stato possibile raggiungerle?

Attraverso un grande lavoro. La prima nasce dall’esigenza di avere uno spazio tutto nostro e grazie a ottimi rapporti con la curia siamo riusciti a prendere in mano uno dei gioielli della storia di Firenze a pochi metri dal ponte Vecchio. La seconda nasce dallo studio del mercato dove abbiamo visto quanto l’Asia possa essere recettiva nel nostro settore. Tutto questo anche per essere tutelati e corretti in un mondo molto diverso dal nostro.

Sede Santo Stefano a Firenze -Photo credit: Crossmedia.com

 

Siete i leader in Italia e non solo della produzione di esibizioni multimediali. In quest’ottica, avete qualche predizione sul futuro di questo settore?

Crescerà sempre di più e crescerà in relazione a quanto crescerà la tecnologia.

Vincerà chi sarà bravo e capace di stare al passo delle nuove scoperte.

E voi? Quali piani avete per il futuro? Avete già progetti in mente che si possono rivelare?

Stiamo lavorando a molti progetti, non possiamo dire molto ma possiamo

rivelare in anteprima che nel 2019 per la prima volta produrremo un mostra immersiva non dedicata all’arte.

Un’ ultima domanda. Ai giovani studenti che credono nell’uso della tecnologia come strumento artistico, quali consigli dareste?

Di studiare, di viaggiare e di affidarsi alle migliori scuole internazionali presenti sul nostro territorio ma soprattutto di osare e di essere curiosi.

 

Se siete curiosi come me, vi lascio il link del loro sito, ci sono un sacco di video interessanti. Se poi non volete perdervi i prossimi eventi, seguiteli su Instagram!

 

 

Guggenheim Museum Bilbao

 

Oggi vi parlo di uno dei mie musei preferiti, concepito da uno dei più importanti architetti contemporanei, Frank O. Gehry: ɢᴜɢɢᴇɴʜᴇɪᴍ ᴍᴜꜱᴇᴜᴍ ʙɪʟʙᴀᴏ.

Si tratta infatti di una delle architetture avanguardistiche più significative del XX secolo. Nasce come spazio espositivo ma c’è ancora aperto un dibattito che si chiede se quest’architettura sia essa stessa arte, e in questo caso come può l’architettura divenire arte, ma ancora di più può essere un contenitore per quest’ultima?

Lasciando da parte questo dibattito su cui mi dilungherei le pagine in qualcosa che si rivelerebbe insignificante, lascio la parola a voi, perché sono curiosa di sapere cosa ne pensate.

Guggenheim Bilbao ViewLe linee della costruzione di questo edificio sono studiate in modo perfetto per creare forme armoniche e per dialogare con l’ambiente, la scelta del materiale esterno lo rende avanguardista e fa si che esso sia il diamante brillante al dito della fidanzata sorridente, Bilbao. Puoi scorgere il suo luccichio da lontano, voltandoti e trovandolo sempre lì, rassicurante.

Guggenheim Bilbao View
Guggenheim Bilbao View
Guggenheim Bilbao View

Questo museo costruito tra il 1993 e il 1997, viene oggi studiato, come l’effetto Guggenheim, ovvero un museo che con la sua forza, la notorietà della collezione, associabile ad un brand, ha fatto sì che questa città potesse rinascere, cambiare la sua economia, lasciarsi alle spalle anni di dura crisi e gruppi terroristici per cui era diventata pericolosa, abbandonata e fatiscente.

Oggi la città vive di turismo, i numeri di chi visita il museo continuano ad aumentare anno dopo anno, nel 2017 sono stati calcolati 1.322.611 visitanti solo del museo, che attraverso il loro soggiorno nella città, costituiscono un punto di crescita nell’economia della città.

Guggenheim Bilbao ViewTutto questo è dovuto anche all’importanza del nome che porta, e della collezione di capolavori di cui è proprietaria.

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Stiamo infatti parlando di un museo con una collezione che vanta i nomi più importanti del panorama artistico del ventesimo e ventunesimo secolo: Jeff Koons, Richard Serra, Mark Rothko, Joseph Beuys, Yves Klein e Louise Bourgeois, sono solo alcuni dei grandi artisti che ci sono in questo museo, senza calcolare le esposizioni temporanee, anch’esse portatrici di opere grandi artisti.

Insomma un luogo magnifico che ospita opere contemporanee di una qualità che ho fatto fatica a trovare in Spagna, ma anche in Italia. Ci tornerò assolutamente, e come sempre mi perderò in questo luogo, godendomi tutti i capolavori che ha da offrire!!

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EL GRAN ÁRBOL Y EL OJO - Anish Kapoor
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Fioriscono nuovi germogli nel Serrone della Villa Reale di Monza – BGM 2017

 

È stata inaugurata lo scorso 13 maggio la 7a edizione della Biennale Giovani di Monza,  punto di riferimento per i giovani artisti emergenti nel mondo dell’arte.

prova 2Questa biennale si fonda su un concetto ben preciso: “30 artisti 5 critici”creato da Ermanno Krumm (poeta e critico d’arte). Ovvero vengono selezionati 5 critici che a loro volta hanno il compito di individuare 6 artisti da presentare. L’elemento di novità di quest’anno consiste nella scelta dei critici, professori di determinate Accademia italiane prescelte, che a loro volta selezionano sei tra i loro studenti, per la prima volta in quasi 15 anni di attività, con l’ottica di divenire, come ha spiegato il direttore scientifico Daniele Astrologo Abadal al vernissage, “Un primo ponte di collegamento tra le aule d’insegnamento e una sede espositiva di prestigio”, certamente un aiuto fondamentale nel percorso di un artista under 35, che alle prime armi con il sistema dell’arte.

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LE ACCADEMIE E I RISPETTIVI TUTOR-CRITICI

Accademia Clementina di Belle Arti di Bologna  Davide Ribalta

Accademia di Belle Arti di Brera  Bruno Muzzolini

Accademia Albertina di Belle Arti di Torino  Stefano W. Pasquini

Accademia Linguistica di Belle Arti di Genova  Cesare Viel 

NABA – Nuova Accademia di Belle Arti  Marcello Maloberti

A essere del tutto sincera non sapevo cosa aspettarmi, ma la mia curiosità é stata molto ben ripagata. Mi è proprio piaciuta ed è per questo che vi consiglio di andarla a vedere, rimarrà aperta fino al 16 luglio ed inoltre l’ingresso è libero e il venerdì chiude alle 22, perché non approfittarne?

ANDATE! Le opere sono molto interessanti e quest’anno il catalogo è gratuito, così mentre visitate la mostra potete leggere e capire meglio, è un’ottima idea. Lo spazio espositivo è fantastico, ampio, luminoso e allestito piuttosto bene. Inoltre potete cogliere la palla al balzo e visitare la Reggia di Monza.

-Vi lascio gli orari, i giorni di apertura e la mappa, infondo alla pagina-

gemis lucianiPer conoscere meglio gli artisti e vedere le opere, ho creato una pagina:

BIENNALE GIOVANI MONZA, conoscere gli artisti e le loro opere, spero di poter arricchire la lettura con alcune brevi interviste ad alcuni degli artisti. Speriamo!

Spero vi piaccia, fatemi sapere cosa ne pensate!

Orari da martedì a venerdì 11-13 e 15-19
sabato domenica e festivi 11-19
venerdì apertura serale fino alle 22
Chiuso lunedì

 

 

BIENNALE GIOVANI MONZA, conoscere gli artisti e le loro opere.

 

Ho inserito ogni accademia con il suo rispettivo tutor e i 5 artisti selezionati. I nomi delle opere e rispettive fotografie di alcuni tra i lavori che preferisco. Buona visione!

Accademia Clementina di Belle Arti di Bologna Davide Rivalta

Barbara Baroncini, Lisa Dalfino & Sacha Kanah, Irene Fenara, Luciani Gemis, Wag Hao (Cina), Giulia Poppi

BARBARA BARONCINI

IRENE FENARA
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Quinto orizzonte – 2016, Irene Fenara

LUCIANI GEMIS

GIULIA POPPI

Accademia di Belle Arti di Brera Bruno Muzzolini
Tea Andreoletti, Monia Ben Hamouda, Petra Rocca, Iva Kontic e Maja Maksimovic (Serbia), Giulia Savorani, Marco Secondin
MARCO SECONDIN

IVA KONTIC E MAJA MAKSIMOVIC
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She under the plum tree -2016, Iva Kontic e Maja Maksimovic

MONIA BEN HAMOUDA
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Abandoned temples can be destroyed and desecrated (Hari) – 2016 – Monia Ben Hamouda

TEA ANDREOLETTI
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Invito a pranzo- 2017 – Tea Andreoletti

Accademia Albertina di Belle Arti di Torino Stefano W. Pasquini
Elisa Bertaglia, Ilaria Boccia, Beatrice Boily (Canada), Elena Hamerski, Ottavia Plazza, Clelia Rainone

ELISA BERTAGLIA

ELENA HAMERSKI

CLELIA RAINONE
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The Kitemaster – 2016 – Clelia Rainone

BEATRICE BOILY & OTTAVIA PLAZZA

Accademia Linguistica di Belle Arti di Genova Cesare Viel 
Alessandro Bartolena, Cocis Ferrari, Silvia Giuseppone, Carlos Lalvay Estrada (Ecuador), Paola Pietronave, Annalisa Pisoni Cimelli

ALESSANDRO BARTOLENA
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Bite – 2016, Alessandro Bartolena

COCIS FERRARI
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Borders – 2016, Cocis Ferrari

CARLO LALVAY ESTRADA
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Constelacion, Carlos Lalvay Estrada

NABA – Nuova Accademia di Belle Arti Marcello Maloberti
Martina Brembati, Byron Gago, Edoardo Manzoni, Jacopo Martinotti, Gaia de Megni, Gabriel Stoeckli (Svizzera)
BAYRON GAGO

GAIA DE MEGNI

JACOPO MARTINOTTI
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Il divo – Jacopo Martinotti

 

Feral Horses, l’arte a portata di tutti #interview

 

Article in english

Recentemente ho scoperto Feral Horses, una startup fondata da quattro ragazzi che con impegno, strategia e dedizione hanno trovato il modo di cambiare il mercato dell’arte rendendolo accessibile a tutti.

Copie de Logo (1)

L’idea, spiegata in modo semplice, è questa: la piattaforma di trading si divide in due mercati, primario e secondario. Il primo da’ ad ognuno la possibilità di investire in una percentuale dell’opera d’arte che vogliamo possedere tra quelle scelte, diventando collezionisti assieme ad altri investitori. Concluso l’acquisto nel mercato primario, l’attività si sposta in quello secondario, qui FH si occupa della gestione delle opere con attività mirate ad aumentarne il valore e col fine ultimo di generare una sorta di dividendo ai proprietari. Un esempio di queste attività riguarda l’affitto delle opere.

12001 - copie (2)Ciò che rende questa piattaforma di trading veramente allettante è la possibilità di investire piccole somme di denaro, dando così la possibilità a chiunque di diventare collezionista, di essere parte del mondo dell’arte.

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Dopo questa premessa lascio spazio all’intervista che ho fatto al CEO della startup, Francesco Bellanca, sarà sicuramente in grado di spiegare in modo più accurato e dettagliato la sua piattaforma.

AR: In cosa consiste semplicemente Feral Horses? Com’è nata la piattaforma e che cosa vi ha ispirato?
Francesco Bellanca:Feral Horses è la prima vera piattaforma di trading in arte che è in grado di soddisfare sia gli artisti che gli investitori. Detto semplicemente, Feral Horses è una società di investimenti in arte che permette di comprare e vendere quote di opere d’arte contemporanea online.
Abbiamo deciso di intraprendere questo progetto perché siamo arrivati alla conclusione che, al giorno d’oggi, esiste un settore di investimenti in arte, ma ciò che non esiste, in realtà, è un mercato con delle vere regole e delle strutture precise . Noi, a Feral Horses, crediamo che l’arte contemporanea possa davvero essere un bene alternativo in cui investire ma, consideriamo l’arte anche come un bene di grande importanza. Ecco perché abbiamo creato il nostro marketplace in modo da permettere a tutti coloro che hanno la possibilità di acquistare un biglietto del bus, di poter investire anche in arte e in modo da dare più potere agli stessi artisti, i quali richiedono di avere un ruolo attivo nel settore degli investimenti in arte.

AR: Come può FH cambiare il mercato dell’arte e l’idea del collezionismo? Quali sono gli elementi che rendono innovativa questa startup?

FB:Per via di una grande richiesta nei confronti della creazione di un’entità strutturata, che dia la possibilità di investire in arte, Feral Horses ha voluto provare a fondere insieme il concetto di suddivisione in quote delle opere d’arte e il concetto legato all’affitto di queste ultime. In questo modo è possibile creare un mercato che è di proprietà di un gruppo di appassionati d’arte, i quali possono beneficiare dei dividendi derivanti dall’attività di affitto delle stesse opere d’arte, di cui Feral Horses si occupa.

AR: Come scegliete gli artisti che proponete, mantenete una relazione permanente con loro? Promovete le relazioni tra artisti e collezionisti? Riguardo ai collezionisti: provate a creare delle relazioni anche con loro?
FB:Il nostro direttore artistico, Romano Oliveri, seleziona gli artisti con cui collaborare. In “Regard”, la prima vera collezione di opere d’arte, rappresentiamo 13 artisti contemporanei. Parlando invece di comunicazione e promozione, a Feral Horses, pensiamo di essere tutti contemporanei perché viviamo attualmente in un unico mondo, noi e gli stessi artisti. Crediamo che essere contemporanei significhi comprendere a pieno la nostra contemporaneità. Ed è proprio in questo momento, nella storia dell’umanità, che siamo sempre più connessi l’uno con l’altro. Abbiamo l’opportunità di sfruttare differenti tipi di strumenti, offline ed online, e abbiamo infinite possibilità di comunicare, di dire al mondo quello che davvero pensiamo ed avere un feedback a riguardo. Ecco perché crediamo che la comunicazione più “contemporanea” sia cruciale, soprattutto al giorno d’oggi. Infatti, il nostro scopo è di creare una sempre maggiore quantità di contenuto circa l’artista con cui lavoriamo. Non abbiamo nessun modello stabilito o preconfezionato. E’ personalizzato al 100% perchè, chiaramente, ogni artista ha un proprio stile
ed una propria voce da esprimere. Però sappiamo che questo non basta, per essere davvero contemporanei. Questo è il motivo per cui vogliamo creare un network e per cui siamo disposti a promuovere la comunicazione tra i nostri artisti. In questo modo, sosteniamo l’interazione tra persone che la pensano allo stesso modo, dando loro la possibilità di conoscersi meglio.
AR: Avete aperto contemporaneamente in UK, Italia e Francia. Operate sui tre mercati integrati con una sola piattaforma o differenziate le piattaforme in base alla nazione?
FB:Al momento Feral Horses è operativa in Europa. E, dovuto al fatto che vogliamo creare un unico marketplace per gli investimenti in arte, utilizziamo una sola piattaforma.

AR:Parlando del team, siete tutti giovanissimi di dove siete? Come vi siete conosciuti?
FB:Assolutamente si! Siamo un team di giovani ventenni italo-francese, viviamo tra Londra e Milano. Ci siamo conosciuti tra i banchi dell’università o nei corridoi di fiere internazionali d’arte. Durante gli scorsi due anni abbiamo condiviso e ampliato le nostre conoscenze insieme, in modo da poter arrivare a delle soluzioni migliori, per creare nuove opportunità nel campo degli investimenti in arte, per permettere di essere accessibili a tutti.

AR: Siete soddisfatti di dove siete arrivati finora? Quali sono stati gli ostacoli più difficili da affrontare, e le soddisfazioni maggiori?
FB:E’ molto divertente rispondere a questa domanda perchè lanciare la piattaforma sembrava il sogno più grande di tutti! In realtà, quello a cui aspiriamo ora, è riuscire a dimostrare alle persone il vero valore di quello che facciamo. Penso sia un percorso senza fine, che assomigli di più ad una lunga maratona in cui non riesci ad immaginarti la fine, piuttosto che ad una gara in cui vedi chiaramente qual’è il tuo traguardo! In generale, però, quello che più mi soddisfa nell’essere CEO di Feral Horses è aspirare, ogni giorno sempre più, al miglior team possibile, in modo da portare avanti la nostra visione e assicurarmi che tutti diano del proprio meglio e creare una cultura di costante apprendimento.

AR: Cosa consigli a chi, giovane come te, ha voglia di migliorare il mondo dell’arte con idee nuove e forti come la vostra?
FB:Innanzitutto, ti ringrazio per aver detto che la nostra è un’idea forte e innovativa! Poi, penso che una tra le lezioni più importanti che abbiamo imparato dal nostro essere giovani startuppers, è sicuramente il fatto di dover parlare del nostro progetto ogni giorno a tutti coloro con cui entriamo in contatto e ricevere feedback e critiche che ci permettono di crescere. Ad oggi, la consideriamo come l’unica possibile “ricerca di mercato” che possiamo permetterci. E’ importante anche riconoscere che le relazioni che noi creiamo, che si tratti di amici, membri della nostra famiglia o colleghi, sono utili ad aiutarci e non, pronte a rubarci la nostra idea. Ci piace anche pensare alle idee come esseri viventi, sia che possano avere un futuro sia che esse possano avere breve termine. Dunque, è necessario rimanere davvero molto flessibili per poter andare avanti.

In conclusione vi consiglio di provare ad investire su questa piattaforma, infondo è possibile farlo spendendo piccole somme, io l’ho già fatto ed è stato emozionante. Ora possiedo una parte di un’opera d’arte, posso definirmi una collezionista e contribuire a mio modo nel mondo dell’arte, è fantastico!

FERAL HORSES

 

Cattelan in "L.O.V.E"

 

Considerando che il mio raggio di interesse si estende su milano era scontato che sarebbe saltata fuori, prima o poi, l’opera di uno dei più celebri artisti italiani viventi, che risiede in piazza degli affari ormai dal 2010.

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L.O.V.E. di Maurizio Cattelan, conosciuto dai più come “il dito”, è l’acronimo di Libertà-Odio-Vendetta-Eternità. Questa statua dovrebbe rappresentare una mano intenta a fare un saluto fascista, mozzata però di tutte le dita tranne il medio che, erose dal tempo, lasciano intatto il dito creando così il gestaccio, rivolto a unodei palazzi di Milano di architettura fascista.

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Ovviamente però conoscendo Cattelan e la natura provocatoria delle sue opere, molti trovano che il significato dell’opera sia un dito medio che fa il gesto volgare alla Borsa di Milano e a tutto il mondo economico che essa rappresenta.

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Non si avrà mai una conferma sul vero significato di quest’opera, perché Cattelan alla presentazione della statua, alle domande dei giornalisti presenti, rispose che l’opera era dedicata“soprattutto all’immaginazione, all’immaginazione di tutti quanti, di quelli che ce l’hanno”, quindi ognuno a suo modo pensi il significato che ritiene più consono, non a caso quest’opera ha creato un a diatriba non da poco nella città di Milano, dove in numerosi si sono schierati per farla rimuovere, ma che ha invece ottenuto il posto fisso lì, di fronte a Palazzo Mezzanotte.

 

CROSSOVER/S

 

Fino al 30 luglio l’Hangar Bicocca ospiterà Crossover/s, la prima retrospettiva di Miroslaw Balka in Italia. Una serie di opere dagli anni ’90 ad oggi occuperanno gli spazi dell’Hangar, che per l’esposizione, in accordo con l’artista, ha spento le luci, creando uno spazio da vivere con tutti i sensi.

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200 x 760 x 550 / The Right Path, 2008-2015

Il titolo Crossover/s, in inglese, indaga la relazione tra singolare e plurale << Arriviamo qui come singoli, ma possiamo creare relazioni con le opere, creando energia>> come lui stesso afferma in un’intervista. Una tematica centrale nel lavoro dell’artista, quella del rapporto tra individuale e collettivo.

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Soap Corridor, 1995

è proprio di questo che trattano le sue opere, la figura umana è il centro del suo lavoro, il suo corpo è sempre presente, direttamente o indirettamente, dovete sapere che i titoli delle sue opere sono quasi sempre sequenze di numeri che rappresentano le misure del suo corpo. Le sue opere sono dense di significati che si snodano su temi come la memoria e l’oblio, la collettività e il vissuto intimo, si pensi a 7x7x1010 una serie di saponette impilate a creare una colonna di dieci metri, saponette usate dagli abitanti di Varsavia. L’impronta su ogni saponetta rappresenta il gesto intimo e quotidiano che ognuno di noi compie ogni giorno, che al contempo è un gesto collettivo.

Inoltre le opere hanno un forte legame con i visitatori, perché quest’ultimi non sono coinvolti solo attraverso la vista, ma vengono sollecitati tutti i sensi. Entrando nella sala infatti, troviamo delle tende che, quando vengono scostate per aprire il passaggio, si  riscaldano fino a 37º in modo da far dialogare l’opera e il visitatore tramite il tatto, rievocando la presenza umana.

é un percorso interessante, ricco di opere che potete vivere in prima persona, starei qui a descriverle tutte una per una, ma credo dobbiate andare a scoprirle da voi, vi lascio qualche foto e qualche informazione di più su Balka.

Chi è Miroslaw Balka?

Artista Polacco, nato nel 1958, cresce nei dintorni di Varsavia, a Otwock una cittadina vicino al campo di sterminio Treblinka.

L’artista inizia la sua formazione artistica negli anni ottanta all’Accademia di Varsavia, dopo aver concluso degli studi in fisica nucleare.

Il suo lavoro è riconosciuto e apprezzato a livello internazionale e i suoi lavori sono stati esposti in numerose mostre personali e collettive e sono presenti nelle collezioni di musei come il MoMA di New York, Il Moca di Losa Angeles, la Tate Modern di Londra, l’Art Institute di Chicago.

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To be, 2014

 

Un paio di giorni a Novara

 

Sono stata a Novara un paio di giorni a trovare degli amici e ho deciso di parlarvi di questa città. Per la verità lo avevo fatto prima di rendermi conto che l’arte contemporanea scarseggia da queste parti anzi, è praticamente del tutto assente, ma ho deciso di scrivere lo stesso.

Perché?

Per la città, perché è ricca di architetture meravigliose che spaziano dall’antico al nuovo, passando da ogni epoca, lasciandone dei segni marcati che arricchiscono le strade del centro storico; per le piazze, i portici che ricoprono le vie centrali, i parchi e i viali alberati. Per la verità il centro storico di questa città è un piccolo gioiellino, è interessante, curato, è proprio bello passeggiare per le stradine della città.

Allungando il percorso un po’ fuori dal centro storico si trova una galleria, Rotaross, l’unica galleria di arte contemporanea che ho trovato qui.

É in corso la personale “Come un vestito”, di Sergio Cerini artista contemporaneo che lavora con diversi materiali plastici per la resa delle sue opere monocromatiche. Dei risultati interessanti, una sorta di arabeschi tridimensionali.

Ma il luogo più bello che ho trovato è il Duomo, la cattedrale di Santa Maria Assunta. A vederlo dalla strada sembrano che si siano scordati di inserire la piazza, solitamente presente di fronte alle facciate delle chiese, ma se si entra dal cancello si nota come la chiesa sia posizionata in maniera completamente diversa da come ci si aspetta e si viene accolti da colonne altissime e imponenti, un sogno.

Se avete una giornata libera un giro lo farei fossi in voi, è a un’oretta di treno da Milano, solo non aspettatevi di trovare arte contemporanea.

 

Milano inaugura la design week

 

Come ogni anno siamo arrivati a una delle settimane più attese dell’anno, quella del Fuorisalone. Ogni anno Fieramilano allestisce una delle più importanti fiere del design italiano, il Salone del Mobile, centro di confronto tra specialisti del settore, studenti e appassionati. Allo scattare della fiera Milano si dischiude per accogliere eventi di ogni tipo che popolano la città. Ognuno ha un ruolo all’interno di questo spettacolo a cielo aperto che ogni anno ci regala party, mostre, allestimenti sparsi per la città, porte aperte a luoghi di lusso e tantissime altre iniziative. Il Fuorisalone è un po’ come entrare in un sogno in cui si è circondati da arte, design, moda, food e chi ne ha più ne metta è una carta d’accesso a un mondo che solitamente non appartiene a tutti, solo a pochi eletti.

Ovviamente non tutti gli eventi sono a porte aperte, ma bisogna aver degli inviti, se non siete invitati non è un problema, sono numerosissimi gli eventi a ingresso libero anche perché le iniziative sono così tante che è impossibile viverle tutte.

Vi lascio il linkin cui trovare tutti gli eventi divisi per giorni, BUONA FORTUNA SONO TANTISSIMI!!

Vi tengo aggiornati!

 

 

PIRELLI HANGAR BICOCCA

 

In questo post non vi parlerò del palinsesto dell’Hangar Bicocca, ma vi parlerò del suo spazio.

Se vi è già capitato di leggere qualcuno dei miei articoli avrete notato che se parlo di un luogo d’arte, museo, galleria o qualsivoglia tipologia, prima scrivo un breve post sullo spazio, perché ritengo che nonostante la collezione al suo interno o le mostre, lo spazio fisico e la gestione dello stesso, siano elementi che sanciscono la sua natura.

L’Hangar Bicoccaè uno di quei luoghi che, a proposito del suo spazio, si potrebbe stare a parlare per ore, perché è uno dei musei più ampi che abbia mai visitato.

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Con una superficie di 15.000 metri quadrati, questo posto si fa notare nel quartiere industriale Bicocca, una zona leggermente fuori Milano, ma facile da raggiungere con la metro o il treno, e ne vale assolutamente la pena. La cosa che lascia senza fiato però, non è la superficie, ma l’ampiezza di questo posto. Se pensate che questo luogo era adibito a fabbrica per la costruzione di locomotive, potete immaginare la sua grandezza. Lo spazio in un luogo come questo, determina la scelta degli artisti, ma garantisce anche la possibilità di ospitare eventi musicali, film o talks, rendendo la fondazione attiva e dinamica. Tutto qui è misurato sapientemente, in modo da accogliere chiunque entri dalla porta, facendolo sentire a proprio agio. è un po’ come se qui il tempo rallentasse, entri da questo cancello e ti puoi dedicare completamente all’arte o a te stesso e alla tua riflessione.

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Hanno ricreato alla lettera il loro motto #ART TO THE PEOPLE, a cominciare dal fatto che è aperto dalle 10-22 dal giovedì alla domenica, che l’entrata è libera, che sono presenti numerosi operatori del museo che ti spiegano le opere, le iniziative sono tantissime, insomma questo è un posto sbalorditivo! Fossi in voi io ogni tanto andrei all’Hangar Bicocca, ve lo consiglia un’assidua frequentatrice!

P.S. A breve pubblicherò degli articoli sull’esposizioni dell’Hangar Bicocca.