Cabaret Typographie

 

Un laboratorio tipografico nel centro di Milano.

Ci siamo fatti una chiacchierata con i fondatori: Laura Dal MasoMauro De Toffol Tommaso Pucci.

Cabaret Typographie – Atelier

Per iniziare… Raccontateci un po’ di voi! Di dove siete? Inoltre ci dite qualcosa riguardo al vostro background accademico e professionale, e dei vostri interessi in generale. 

Ci siamo conosciuti a Venezia, da studenti, tra le aule universitarie: frequentavamo il corso di laurea magistrale in Comunicazione Visiva dello IUAV. Ognuno di noi proveniva però da un  percorso diverso: Laura Dal Maso da Disegno industriale, Mauro De Toffol da Architettura e Tommaso Pucci da Tecniche pubblicitarie. Siamo diventati tutti e tre grafici, e oggi lavoriamo in questo settore anche se in ambiti diversi.

Ciò che ci accomuna da un punto di vista professionale è senza dubbio l’interesse per la tipografia, nato soprattutto durante il periodo universitario e poi cresciuto anche grazie a nuove esperienze lavorative. E poi ci unisce una forte la passione per la grafica “storica”, italiana e delle avanguardie, che sono il nostro riferimento principale nella progettazione. Oggi Laura e Mauro vivono a Milano, mentre Tommaso a Parigi.

 

Com’è nato il vostro interesse per la tipografia e per la grafica, cosa vi ha fatto avvicinare a questo mondo?  e da lì com’è nato Cabaret Typographie? Cosa volete realizzare con questo laboratorio tipografico? 

L’interesse per la tipografia è nato durante gli anni universitari, soprattutto grazie ai corsi di Leonardo Sonnoli: è da lui che abbiamo appreso le varie possibilità espressive di cui questo mezzo dispone.

Il progetto di Cabaret Typographie è di poco successivo, e prende forma tra il 2009 e il 2010: in Italia era il periodo della rinascita della stampa tipografica, quando iniziavano a svilupparsi quelle che oggi chiamiamo Private Press. Per noi tutto è nato d’estate, seguendo un workshop di stampa ad Arezzo, con Monica Dengo, Amos Kennedy e Paolo Lazzarelli. A partire da quella prima esperienza abbiamo pensato di dare origine a un collettivo di stampa. All’inizio stampavamo piccole frasi o aforismi: si trattava di esercizi per comprendere i vari procedimenti tecnici, dal posizionamento dei caratteri all’utilizzo delle misure in punti tipografici, fino al blocco della composizione prima di stampare. Negli anni ci siamo poi evoluti e nell’ultimo periodo stampiamo soprattutto con elementi tagliati a laser su composizioni precedentemente elaborate al computer.

“Quello che vorremmo comunicare è innanzitutto che la stampa non è una tecnica obsoleta ma contemporanea, che la grafica è uno dei tanti possibili mezzi espressivi che abbiamo oggi a disposizione”.

 

Per chi non è del “mestiere” potreste dirci cos’è un laboratorio tipografico e come funziona? 

Oggi disponiamo di uno spazio nostro presso la Cartoleria Bonvini, una negozio storico di Milano. All’interno del laboratorio sono disposte alcune cassettiere che contengono i caratteri, in sostanza dei blocchetti di legno o piombo con incise le lettere. La misura dei caratteri si esprime in punti tipografici, in maniera del tutto analoga ai punti con cui oggi scegliamo la grandezza delle font nei programmi digitali.

Il procedimento di stampa è in sé abbastanza semplice. Noi utilizziamo quello che viene chiamato tirabozze: una piccola struttura composta da un piano su cui vengono posizionati i caratteri e da un rullo molto pesante che scorre sopra. I caratteri vengono bloccati sul piano con elementi metallici e poi inchiostrati manualmente. Successivamente si appoggia il foglio e, tirando il rullo, si imprime l’inchiostro sulla carta, ottenendo così la stampa vera e propria. Teoricamente è quindi possibile imprimere sulla carta qualsiasi cosa venga messa sul piano: negli anni abbiamo infatti stampato schede informatiche, elementi di linoleum o di mdf tagliato a laser. A cambiare può ovviamente anche essere il supporto, quindi invece della carta con lo stesso procedimento si possono stampare magliette, borse di cotone, felpe. Le possibilità a disposizione sono davvero infinite.

 

    

Processo di stampa nell’atelier di Cabaret Typographie

 

Partecipate attivamente a concorsi, state preparando un progetto in questo momento? E invece qual è il progetto dei vostri sogni, quello di cui un giorno sperate di occuparvi o perché no, che avete già avuto la possibilità di sviluppare? 

I concorsi sono per noi un modo per metterci alla prova, per confrontarci con realtà diverse dalla nostra, grandi e piccole. Per questo motivo ci piace partecipare soprattutto a concorsi internazionali, e fra questi il nostro preferito è quello promosso dalla Hamilton, una storica fonderia di caratteri americana. Al momento però non abbiamo in cantiere particolari progetti per concorsi: solitamente selezioniamo quelli che troviamo più interessanti e decidiamo se parteciparvi o meno. E non abbiamo un vero sogno, forse perché uno lo abbiamo realizzato recentemente, e ha cambiato notevolmente le nostre solite procedure. Come anticipavamo poco fa, abbiamo stretto un rapporto molto proficuo con la cartoleria Bonvini che da circa un anno e mezzo ci ospita in uno spazio: anche grazie al loro aiuto siamo riusciti a trasformarlo in laboratorio e abbiamo dato vita a una serie di workshop dedicati alla stampa e ai caratteri mobili (circa quattro all’anno), un piccolo percorso di didattica a cui stavamo pensando da tempo.

 

Per le persone che non hanno familiarità con le vostre pratiche, ci potete parlare un po’ della vostra ispirazione e del vostro processo creativo? 

Le nostre ispirazioni vengono soprattutto dalla grafica storica, in particolare quella delle avanguardie. Amiamo molto gli alfabeti geometrici o scomposti, che ci permettono di giocare sia cromaticamente sia nelle loro possibili composizioni.

Nell’ultimo anno abbiamo spesso utilizzato pezzi tagliati al laser: in questo modo possiamo progettare digitalmente il poster e successivamente stamparlo. Lavoriamo sia con composizioni fatte direttamente da noi sia, spesso, con caratteri disegnati da altri grafici. In alcune occasioni ci è piaciuto invece provare a mescolare caratteri in legno con parti in linoleum o mdf. Uno dei primi poster che abbiamo stampato con questa modalità è della fine del 2017, e lo abbiamo intitolato “Bauhaus”.

Quanto al nostro processo creativo consiste generalmente di una prima fase in cui discutiamo fra di noi, poi di una seconda fase in cui cominciamo a lavorare autonomamente in digitale. In seguito ci scambiamo i file e apportiamo modifiche o correzioni finché non siamo tutti d’accordo con il risultato ottenuto. Mandiamo i pezzi al taglio, componiamo tutto manualmente e infine stampiamo.

“Abbiamo tutti e tre gusti abbastanza simili, quindi non si rivela mai un processo particolarmente complicato”.

Cabaret Typographie – “Bauhaus”

 

 

Voi vendete i vostri lavori anche attraverso un negozio online (Bonvini 1909 Shop). Quanto sono fondamentali internet e i social-networks nella vendita e diffusione dei vostri lavori? Credete che l’uso di questi nuovi strumenti sia un aiuto insostituibile per tutti i creativi come voi?

Inizialmente abbiamo aperto un piccolo blog gratuito sulla piattaforma Tumblr, che tuttora provvediamo ad aggiornare. Lì abbiamo anche pubblicato alcune interviste fatte a stampatori, fra cui quella ad Alan Kitching, uno dei nostri riferimenti principali.

Siamo passati successivamente a Facebooke da poco anche a Instagram. Questo è forse il social network più immediato per conoscere il lavoro di altri grafici, per farsi notare o per trarre ispirazione. Per esempio grazie a Instagram Paul McNeil, dello studio MuirMcNeil, ha visto la nostra creazione “Bauhaus” e ci ha proposto uno scambio: poster in cambio di caratteri disegnati dal suo studio. Per noi è stato molto divertente poter utilizzare il loro materiale, e rileggerlo ovviamente in chiave diversa con la nostra sensibilità. Da questa esperienza sono poi nati i poster “Serif” e “Inside”.

“Se non avessimo condiviso il nostro lavoro su un social network, tutto questo non sarebbe stato possibile”.

Naturalmente come contropartita uno strumento come Instagram può risultare dispersivo, soprattutto perché offre migliaia di suggestioni spesso molto simili fra loro. Per questo a volte puntiamo a canali più specializzati, che possano permetterci di arrivare a un pubblico meno ampio, ma forse più interessato. Il negozio onlineBonvini 1909 shopè per questo ideale, essendo dedicato agli appassionati del disegno e della stampa.

Cabaret Typographie – “Serif”

Cabaret Typographie – “Inside”

 

Che consigli dareste a un giovane con la passione per la tipografia che vuole conoscere e apprendere questa tecnica?

Oggi fare “design” viene inteso soprattutto come saper “usare il computer”. Non è così.

“Il computer è un mezzo, come lo sono la stampa o una matita”.

Quello che davvero conta, nel nostro settore ma crediamo sia vero in tutti i campi, è formarsi personalmente e professionalmente, essere curiosi e studiare le basi e le origine del proprio mestiere.

C’È ARIA DI NOVITÀ..

 

 

 

ArtRegarde sta cambiando forma, è da tanto ormai che stiamo pensando di creare un luogo dove poter scovare tutti i creativi della città di Milano e non solo. Un dialogo direttocon i creativi attraverso interviste estudio-visitche, unito alle visite dei luoghi di produzione culturale da’ la possibilità ai creativi di farsi conoscere e a tutti gli altri di conoscere loro, scoprire questo mondo..

Need your helpse sei un creativo e vuoi farti conoscere fatti avanti, ti stiamo cercando!

Se gestisci un luogo d’arte, un laboratorio o qualsiasi luogo di stampo creativo, non tirarti indietro, vogliamo costruire una community solida!

achievement-agreement-arms-1068523Se sei un fotografo e hai voglia di contribuire con questo progetto perchè non vedi l’ora di metterti in gioco e partecipare, contattaci!Cerchiamo infatti di arricchire il nostro team, chiunque voglia collaborare scrivendo pezzi, facendo foto o con idee è il benvenuto.

E poi Tu che non ti sei ritrovato in nessuna di queste categorie perchè sei un curioso, beh anche la tua opinione è importante, infatti vogliamo sapere cosa ne pensi.

Siamo piccoli ma appassionati, attenti alla qualità ma per farcela abbiamo bisogno anche di aiuto.

Quindicommentate, scriveteci su Instagram o via mail a artregarde.milano@gmail.com   noi ci mettiamo al lavoro per sbalordirvi con una magica nuova paginae dei contenuti da urlobuon lavoro!:*

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BIENNALE GIOVANI MONZA, conoscere gli artisti e le loro opere.

 

Ho inserito ogni accademia con il suo rispettivo tutor e i 5 artisti selezionati. I nomi delle opere e rispettive fotografie di alcuni tra i lavori che preferisco. Buona visione!

Accademia Clementina di Belle Arti di Bologna Davide Rivalta

Barbara Baroncini, Lisa Dalfino & Sacha Kanah, Irene Fenara, Luciani Gemis, Wag Hao (Cina), Giulia Poppi

BARBARA BARONCINI

IRENE FENARA
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Quinto orizzonte – 2016, Irene Fenara

LUCIANI GEMIS

GIULIA POPPI

Accademia di Belle Arti di Brera Bruno Muzzolini
Tea Andreoletti, Monia Ben Hamouda, Petra Rocca, Iva Kontic e Maja Maksimovic (Serbia), Giulia Savorani, Marco Secondin
MARCO SECONDIN

IVA KONTIC E MAJA MAKSIMOVIC
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She under the plum tree -2016, Iva Kontic e Maja Maksimovic

MONIA BEN HAMOUDA
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Abandoned temples can be destroyed and desecrated (Hari) – 2016 – Monia Ben Hamouda

TEA ANDREOLETTI
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Invito a pranzo- 2017 – Tea Andreoletti

Accademia Albertina di Belle Arti di Torino Stefano W. Pasquini
Elisa Bertaglia, Ilaria Boccia, Beatrice Boily (Canada), Elena Hamerski, Ottavia Plazza, Clelia Rainone

ELISA BERTAGLIA

ELENA HAMERSKI

CLELIA RAINONE
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The Kitemaster – 2016 – Clelia Rainone

BEATRICE BOILY & OTTAVIA PLAZZA

Accademia Linguistica di Belle Arti di Genova Cesare Viel 
Alessandro Bartolena, Cocis Ferrari, Silvia Giuseppone, Carlos Lalvay Estrada (Ecuador), Paola Pietronave, Annalisa Pisoni Cimelli

ALESSANDRO BARTOLENA
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Bite – 2016, Alessandro Bartolena

COCIS FERRARI
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Borders – 2016, Cocis Ferrari

CARLO LALVAY ESTRADA
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Constelacion, Carlos Lalvay Estrada

NABA – Nuova Accademia di Belle Arti Marcello Maloberti
Martina Brembati, Byron Gago, Edoardo Manzoni, Jacopo Martinotti, Gaia de Megni, Gabriel Stoeckli (Svizzera)
BAYRON GAGO

GAIA DE MEGNI

JACOPO MARTINOTTI
jacopo martinotti
Il divo – Jacopo Martinotti

 

Milano inaugura la design week

 

Come ogni anno siamo arrivati a una delle settimane più attese dell’anno, quella del Fuorisalone. Ogni anno Fieramilano allestisce una delle più importanti fiere del design italiano, il Salone del Mobile, centro di confronto tra specialisti del settore, studenti e appassionati. Allo scattare della fiera Milano si dischiude per accogliere eventi di ogni tipo che popolano la città. Ognuno ha un ruolo all’interno di questo spettacolo a cielo aperto che ogni anno ci regala party, mostre, allestimenti sparsi per la città, porte aperte a luoghi di lusso e tantissime altre iniziative. Il Fuorisalone è un po’ come entrare in un sogno in cui si è circondati da arte, design, moda, food e chi ne ha più ne metta è una carta d’accesso a un mondo che solitamente non appartiene a tutti, solo a pochi eletti.

Ovviamente non tutti gli eventi sono a porte aperte, ma bisogna aver degli inviti, se non siete invitati non è un problema, sono numerosissimi gli eventi a ingresso libero anche perché le iniziative sono così tante che è impossibile viverle tutte.

Vi lascio il linkin cui trovare tutti gli eventi divisi per giorni, BUONA FORTUNA SONO TANTISSIMI!!

Vi tengo aggiornati!

 

 

MiArt: La fiera di arte moderna e contemporanea del capoluogo lombardo

 

Avevo preannunciato che avrei scritto un articolo sulla MiArt, eccolo qui.

Devo dire che la città metropolitana di Milano ha avuto la geniale idea di organizzare l’ArtWeek, la settimana di arte contemporanea della città, in concomitanza dei giorni della Fiera, questa combinazione ha creato un ambiente ricco di eventi ed esposizioni che ha ravvivato la città metropolitana sul tema dell’arte contemporanea.

Miart_16A essere completamente sincera ho pareri discordanti sulle fiere d’arte, perché da un lato le trovo un’accozzaglia di opere scelte con una strategia mirata, dall’altra però capisco l’importanza che hanno come motori del mercato dell’arte. Inoltre trovo che uno stand e di conseguenza le scelte che sono state fatte per allestirlo, svelino la natura della galleria.

Miart_19La fiera era ricca di stand allestiti a regola d’arte, alcuni più interessanti di altri, alcuni lanciavano la sfida con pezzi innovativi, altri presentavano i soliti cavalli di battaglia, che spesso si ripetevano in più stand, rendendo la visita alle volte ripetitiva.

Le sezioni erano piuttosto interessanti, divise tra Established, Generations, Emergent,  Decades, On Demand & Object – quiil link se volete approfondire le sezioni.

Miart_15Una ricca varietà di opere d’arte contemporanea stimolantiqui sotto la fotogallery, se non avete avuto la possibilità di visitarla- ma allo stesso tempo una collezione di opere che hanno scritto la storia dell’arte, i Capolavori, con la “C” maiuscola, della quale sono rimasta estasiata, da studiosa quale sono. Insomma sia chi ha fatto la storia che chi, sta compiendo i suoi primi passi, ha trovato posto tra le pareti bianche di questi stand, ogni tanto lasciandoci piacevolmente a bocca aperta.

Miart_16Era la prima volta che visitavo la MiArt e pensavo mi sarebbe piaciuta di più, non che non l’abbia apprezzata, però non mi ha nemmeno colpita più di tanto. Fatemi sapere se a voi è piaciuta.

A.