FeaturedCrossmedia Group, quando l’arte incontra la tecnologia e il risultato è sorprendente

 

Avete presente la mostra che si è appena conclusa “INSIDE MAGRITTE – emotion exhibition” alla Fabbrica del Vapore? Abbiamo deciso di scoprire un po’ di più su questo mondo e sui suoi creatori, quindi abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Tommaso Mattei, il responsabile comunicazione e marketing di Crossmedia Group, l’agenzia che ha creato le prime immersive experience in Italia e che ora sta spopolando nel resto del mondo grazie ai loro prodotti innovativi e di qualità.

Per iniziare.. Raccontaci un po’ di Crossmedia Group – Chi l’ha fondata, quando e dove? Inoltre come è nata l’idea che vi ha portato al suo lancio?

Crossmedia nasce nel 2008 da un un’idea di Federico Dalgas, attuale amministratore delegato e presidente del gruppo. Inizialmente la società si dedicava alla realizzazione di audio-video guide per i principali musei. Questo è stato fino al 2014 quando la nostra società ha distribuito e messo in scena presso la propria sede permanente di Santo Stefano al Ponte a Firenze Van Gogh alive, una mostra prodotta da concorrenti australiani. Da qui è partito tutto con le prime produzioni interamente prodotte e ideate da noi come, ad esempio, Incredible Florence(la prima in assoluto) e Klimt Experienece.

Cosa vi ha spinto a lanciarvi così oltre, in un mondo come l’arte in cui l’uso di tecnologie che ne cambiano la fruizione è un tema ancora difficile e contrastato? 

Riguardo a questo possiamo dire che proprio lo sviluppo della tecnologia ci ha portato a crederci fino in fondo. Del resto chi al giorno d’oggi non ha uno smartphone o un tablet? Sempre di più tutto avviene su questi apparecchi e allora perché non l’arte? Detto questo nessuno di noi ha la presunzione di credere che la nostra sia la vera arte, abbiamo solo la speranza che la nostra possa essere una porta per accedere all’arte e magari contribuire alla voglia dei nostri visitatori di conoscere sempre di più.

Vi sareste mai aspettati che nel giro di poco tempo sareste cresciuti cosi tanto, anche su scala internazionale? Quale l’obiettivo del vostro lavoro?

Siamo contenti dei risultati che stiamo raggiungendo, certo non era facile e nemmeno così preventivabile ma la sete di cultura e di conoscenza è sempre viva soprattutto in paesi in forte sviluppo come quello asiatici e del medio oriente.

Obiettivi? Crescere ancora per diventare un’eccellenza a livello mondiale.

Puoi dirci (se puoi) come create un progetto immersivo? Da quello che ho capito avete un team fisso legato allo sviluppo dei contenuti multimediali che lavora a stretto contatto con direttori artistici o curatori che invece variano in base al progetto, è corretto? 

Si è corretto. Abbiamo un team di professionisti che lavora all’allestimento della parte immersiva attraverso mappature e calcoli spesso matematici. A loro viene affiancato un regista che cura tutta la mostra immersiva dal punto di vista spettacolare e di contenuti che a loro volta sono sotto la lente di ingrandimento di un curatore, il quale ha il compito di guidare il regista nella strada corretta da seguire a livello scientifico.

E con quale criterio viene sviluppato un tema piuttosto che un altro? i progetti vi vengono commissionati, li decidete voi?

Per il 90% del lavoro tutto viene ideato da noi. Nasce un’idea e da qui parte tutto. Solo in alcuni casi lavoriamo su commissione ma sono per lo più progetti di privati che vogliono o richiedono qualcosa in particolare, magari grandi società che vogliono celebrare una qualche ricorrenza.

Quanto tempo ci vuole più o meno perché un’esposizione sia pronta per essere visitata?

Generalmente dalla nascita dell’idea alla mostra pronta per essere visitata passano dai 4 ai 6 mesi.

Ogni esposizione è strutturata attraverso l’uso di diverse tecnologie, quali sono? 

Sicuramente la parte più importante è quella dell’immersivo che viene realizzata attraverso l’uso di proiettori di ultima generazione, mappature della location mixate dal lavoro tecnico della regia. Inoltre un’altra parte molto rilevante è quella degli oculus Vr dove si lavora in 3D. E ancora Laboratori interattivi e sale degli specchi.

Cambiano in base alle esposizioni o sono sempre le stesse?

No variano a seconda del prodotto.

Quel’è il progetto di cui siete più orgogliosi?- perchè?

Beh tanti, ma sicuramente siamo legati a Klimt Experience, un successo vero e proprio e Inside Magritte, un grande lavoro di squadra dove la qualità ha preso il sopravvento.

Photo credit: Crossmedia.com

 

Inside Magritte exhibition -Photo credit: Crossmedia.com

Esiste a livello legislativo un modo per tutelare la produzione delle vostre esposizioni?

Domanda molto interessante perché di assoluta attualità. Ci stiamo battendo per questo perché al momento non esiste nessuna legislazione che ci tuteli.

Nel 2015 avete iniziato a gestire il complesso di Santo Stefano a Firenze e nel 2018 è nata Crossmedia Asia, ci puoi parlare un po’ di queste tappe e di come è stato possibile raggiungerle?

Attraverso un grande lavoro. La prima nasce dall’esigenza di avere uno spazio tutto nostro e grazie a ottimi rapporti con la curia siamo riusciti a prendere in mano uno dei gioielli della storia di Firenze a pochi metri dal ponte Vecchio. La seconda nasce dallo studio del mercato dove abbiamo visto quanto l’Asia possa essere recettiva nel nostro settore. Tutto questo anche per essere tutelati e corretti in un mondo molto diverso dal nostro.

Sede Santo Stefano a Firenze -Photo credit: Crossmedia.com

 

Siete i leader in Italia e non solo della produzione di esibizioni multimediali. In quest’ottica, avete qualche predizione sul futuro di questo settore?

Crescerà sempre di più e crescerà in relazione a quanto crescerà la tecnologia.

Vincerà chi sarà bravo e capace di stare al passo delle nuove scoperte.

E voi? Quali piani avete per il futuro? Avete già progetti in mente che si possono rivelare?

Stiamo lavorando a molti progetti, non possiamo dire molto ma possiamo

rivelare in anteprima che nel 2019 per la prima volta produrremo un mostra immersiva non dedicata all’arte.

Un’ ultima domanda. Ai giovani studenti che credono nell’uso della tecnologia come strumento artistico, quali consigli dareste?

Di studiare, di viaggiare e di affidarsi alle migliori scuole internazionali presenti sul nostro territorio ma soprattutto di osare e di essere curiosi.

 

Se siete curiosi come me, vi lascio il link del loro sito, ci sono un sacco di video interessanti. Se poi non volete perdervi i prossimi eventi, seguiteli su Instagram!

 

 

5 delle migliori riviste per rimanere sempre aggiornati nell’ambito creativo

 

Ci serve ritagliare un po’ di tempo per noi e goderci quello che ci appassiona.

Spesso abbiamo fretta e i nostri momenti di pausa li passiamo a scrollare pagine di instagram o siti in cui buttiamo l’occhio su alcuni articoli senza leggerli veramente e invece credo sia fondamentale prenderci del tempo per noi e ciò che amiamo.

In poche parole ecco qui una lista di 5 riviste di diversi argomenti che spaziano dal design al cinema, passando per la fotografia, l’architettura, fino arrivare al craft e il food, che potete comprare mentre tornate dal lavoro nell’edicola sotto casa, per rilassarvi con una bella lettura sulla vostra poltrona e perché no, con un bicchiere di vino in mano. Ho voluto parlare di titoli diversi rispetto ai soliti giornali d’arte, spero vi piaccia!

C41 Magazine

Iniziamo con una rivista di fotografia. Il nome di questa rivista deriva da uno dei metodi di sviluppo fotografico più diffuso al mondo, introdotto da Kodak negli anni Settanta. Si definiscono: “a Milan-based magazine of contemporary visual art from all over the world. We’re interested in lifestyle, fashion, design, outdoors, and creative communities. Through our viewers’ lenses, we tell the stories”. dove comprarlo

Mockup C41 Magazine issue 3_ Fotografia da sito ufficiale C41magazine.it

 

Flow. Magazine for Paper Lovers

Questo magazine possiamo inserirlo nella categoria Craft e credo che meglio di loro nessuno possa spiegare com’è nata e di cosa tratta questa rivista: “The best things happen when you dare to follow your heart. And that’s exactly what we did when we hatched this idea for a new Dutch magazine in an attic room several years ago. We dreamed of a magazine with which we could explore our love of paper. A magazine of unhurried time, all about doing things differently and making new choices. Small happiness, daily life and the beauty of not always managing to be perfect. That is how Flow began. Flow is all about positive psychology, mindfulness, creativity and the beauty of imperfection. We love illustrations and in each issue there is a gift made of our much-loved paper. We print the magazine itself on different types of paper”. É un po’ complicato reperire questo giornale perchè in ogni store finisce subito, ma la magia di internet ci salva sempre -vi lascio qui il link per il Webshop.

Cover Flow Issue 28_ Fotografia da sito ufficiale Flowmagazine.com

 

FRAME

Ora è il momento del design. Ho scelto questo magazine, fondato negli anni novanta ad Amsterdam poiché è uno dei principali contributori, a livello mondiale, di professionisti dell’interior design. Amo la loro Vision “Our vision is that meaningful spaces enable people to work, shop, relax and live better, making them happier and healthier” e la loro mission è semplice e diretta senza farciture inutili, mi piace!  “It’s our mission to empower spatial excellence by connecting talented designers to visionary clients and the best makers”. -qui il FRAMEstore

Cover FRAME Issue 162_ Fotografia da sito ufficiale Store.frameweb.com

Articolo FRAME Issue 162_ Fotografia da sito ufficiale Store.frameweb.com

 

ILIT- Illustratore Italiano 

É una rivista come già preannuncia il nome, di illustrazione. Si tratta di una rivista recente, il primo numero è uscito nel 2016, ma è veramente bellissima, a me piace da matti, ve la consiglio!  Shop on-line e vari bookshop.

Covers ILIT _ Foto da sito ufficiale illustratoreitaliano.bigcartel.com

 

B-Brand. Balance.

É una rivista che ogni mese sceglie un brand presente sul mercato,  lo studia, lo analizza e ci costruisce il numero intorno. A primo impatto potrebbe sembrare una rivista prodotta unicamente per un pubblico di specialisti del brand management, ma in realtà può essere scelta da chiunque abbia un interesse nei brands, come studenti di brand marketing e management o anche semplici curiosi o chiunque abbia in mente di avviare un’attività.

Qui sotto vi metto il video di presentazione del numero 62, il Brand in questione è Moleskine. Ho scelto questo numero perchè il brand mi piace molto ed è originario della mia città natale.

Credo che faccia capire molto bene come si struttura un numero. Da quando ho scoperto questo magazine, vorrei comprarli tutti..

 

Spero davvero che questa lista vi possa essere utile. Io sono un’amante delle riviste, quelle creative in particolare, sono affascinata dell’attenzione dei dettagli, dalla scelta della carta, dal lavoro di tutta una redazione, sia a livello di contenuti che di grafica e mi piace ritagliarmi un po’ di tempo per leggere e guardare e scoprire.

Sono curiosa di conoscere i vostri gusti, fatemi sapere nei commenti qui sotto!

 

 

 

Cabaret Typographie

 

Un laboratorio tipografico nel centro di Milano.

Ci siamo fatti una chiacchierata con i fondatori: Laura Dal MasoMauro De Toffol Tommaso Pucci.

Cabaret Typographie – Atelier

Per iniziare… Raccontateci un po’ di voi! Di dove siete? Inoltre ci dite qualcosa riguardo al vostro background accademico e professionale, e dei vostri interessi in generale. 

Ci siamo conosciuti a Venezia, da studenti, tra le aule universitarie: frequentavamo il corso di laurea magistrale in Comunicazione Visiva dello IUAV. Ognuno di noi proveniva però da un  percorso diverso: Laura Dal Maso da Disegno industriale, Mauro De Toffol da Architettura e Tommaso Pucci da Tecniche pubblicitarie. Siamo diventati tutti e tre grafici, e oggi lavoriamo in questo settore anche se in ambiti diversi.

Ciò che ci accomuna da un punto di vista professionale è senza dubbio l’interesse per la tipografia, nato soprattutto durante il periodo universitario e poi cresciuto anche grazie a nuove esperienze lavorative. E poi ci unisce una forte la passione per la grafica “storica”, italiana e delle avanguardie, che sono il nostro riferimento principale nella progettazione. Oggi Laura e Mauro vivono a Milano, mentre Tommaso a Parigi.

 

Com’è nato il vostro interesse per la tipografia e per la grafica, cosa vi ha fatto avvicinare a questo mondo?  e da lì com’è nato Cabaret Typographie? Cosa volete realizzare con questo laboratorio tipografico? 

L’interesse per la tipografia è nato durante gli anni universitari, soprattutto grazie ai corsi di Leonardo Sonnoli: è da lui che abbiamo appreso le varie possibilità espressive di cui questo mezzo dispone.

Il progetto di Cabaret Typographie è di poco successivo, e prende forma tra il 2009 e il 2010: in Italia era il periodo della rinascita della stampa tipografica, quando iniziavano a svilupparsi quelle che oggi chiamiamo Private Press. Per noi tutto è nato d’estate, seguendo un workshop di stampa ad Arezzo, con Monica Dengo, Amos Kennedy e Paolo Lazzarelli. A partire da quella prima esperienza abbiamo pensato di dare origine a un collettivo di stampa. All’inizio stampavamo piccole frasi o aforismi: si trattava di esercizi per comprendere i vari procedimenti tecnici, dal posizionamento dei caratteri all’utilizzo delle misure in punti tipografici, fino al blocco della composizione prima di stampare. Negli anni ci siamo poi evoluti e nell’ultimo periodo stampiamo soprattutto con elementi tagliati a laser su composizioni precedentemente elaborate al computer.

“Quello che vorremmo comunicare è innanzitutto che la stampa non è una tecnica obsoleta ma contemporanea, che la grafica è uno dei tanti possibili mezzi espressivi che abbiamo oggi a disposizione”.

 

Per chi non è del “mestiere” potreste dirci cos’è un laboratorio tipografico e come funziona? 

Oggi disponiamo di uno spazio nostro presso la Cartoleria Bonvini, una negozio storico di Milano. All’interno del laboratorio sono disposte alcune cassettiere che contengono i caratteri, in sostanza dei blocchetti di legno o piombo con incise le lettere. La misura dei caratteri si esprime in punti tipografici, in maniera del tutto analoga ai punti con cui oggi scegliamo la grandezza delle font nei programmi digitali.

Il procedimento di stampa è in sé abbastanza semplice. Noi utilizziamo quello che viene chiamato tirabozze: una piccola struttura composta da un piano su cui vengono posizionati i caratteri e da un rullo molto pesante che scorre sopra. I caratteri vengono bloccati sul piano con elementi metallici e poi inchiostrati manualmente. Successivamente si appoggia il foglio e, tirando il rullo, si imprime l’inchiostro sulla carta, ottenendo così la stampa vera e propria. Teoricamente è quindi possibile imprimere sulla carta qualsiasi cosa venga messa sul piano: negli anni abbiamo infatti stampato schede informatiche, elementi di linoleum o di mdf tagliato a laser. A cambiare può ovviamente anche essere il supporto, quindi invece della carta con lo stesso procedimento si possono stampare magliette, borse di cotone, felpe. Le possibilità a disposizione sono davvero infinite.

 

    

Processo di stampa nell’atelier di Cabaret Typographie

 

Partecipate attivamente a concorsi, state preparando un progetto in questo momento? E invece qual è il progetto dei vostri sogni, quello di cui un giorno sperate di occuparvi o perché no, che avete già avuto la possibilità di sviluppare? 

I concorsi sono per noi un modo per metterci alla prova, per confrontarci con realtà diverse dalla nostra, grandi e piccole. Per questo motivo ci piace partecipare soprattutto a concorsi internazionali, e fra questi il nostro preferito è quello promosso dalla Hamilton, una storica fonderia di caratteri americana. Al momento però non abbiamo in cantiere particolari progetti per concorsi: solitamente selezioniamo quelli che troviamo più interessanti e decidiamo se parteciparvi o meno. E non abbiamo un vero sogno, forse perché uno lo abbiamo realizzato recentemente, e ha cambiato notevolmente le nostre solite procedure. Come anticipavamo poco fa, abbiamo stretto un rapporto molto proficuo con la cartoleria Bonvini che da circa un anno e mezzo ci ospita in uno spazio: anche grazie al loro aiuto siamo riusciti a trasformarlo in laboratorio e abbiamo dato vita a una serie di workshop dedicati alla stampa e ai caratteri mobili (circa quattro all’anno), un piccolo percorso di didattica a cui stavamo pensando da tempo.

 

Per le persone che non hanno familiarità con le vostre pratiche, ci potete parlare un po’ della vostra ispirazione e del vostro processo creativo? 

Le nostre ispirazioni vengono soprattutto dalla grafica storica, in particolare quella delle avanguardie. Amiamo molto gli alfabeti geometrici o scomposti, che ci permettono di giocare sia cromaticamente sia nelle loro possibili composizioni.

Nell’ultimo anno abbiamo spesso utilizzato pezzi tagliati al laser: in questo modo possiamo progettare digitalmente il poster e successivamente stamparlo. Lavoriamo sia con composizioni fatte direttamente da noi sia, spesso, con caratteri disegnati da altri grafici. In alcune occasioni ci è piaciuto invece provare a mescolare caratteri in legno con parti in linoleum o mdf. Uno dei primi poster che abbiamo stampato con questa modalità è della fine del 2017, e lo abbiamo intitolato “Bauhaus”.

Quanto al nostro processo creativo consiste generalmente di una prima fase in cui discutiamo fra di noi, poi di una seconda fase in cui cominciamo a lavorare autonomamente in digitale. In seguito ci scambiamo i file e apportiamo modifiche o correzioni finché non siamo tutti d’accordo con il risultato ottenuto. Mandiamo i pezzi al taglio, componiamo tutto manualmente e infine stampiamo.

“Abbiamo tutti e tre gusti abbastanza simili, quindi non si rivela mai un processo particolarmente complicato”.

Cabaret Typographie – “Bauhaus”

 

 

Voi vendete i vostri lavori anche attraverso un negozio online (Bonvini 1909 Shop). Quanto sono fondamentali internet e i social-networks nella vendita e diffusione dei vostri lavori? Credete che l’uso di questi nuovi strumenti sia un aiuto insostituibile per tutti i creativi come voi?

Inizialmente abbiamo aperto un piccolo blog gratuito sulla piattaforma Tumblr, che tuttora provvediamo ad aggiornare. Lì abbiamo anche pubblicato alcune interviste fatte a stampatori, fra cui quella ad Alan Kitching, uno dei nostri riferimenti principali.

Siamo passati successivamente a Facebooke da poco anche a Instagram. Questo è forse il social network più immediato per conoscere il lavoro di altri grafici, per farsi notare o per trarre ispirazione. Per esempio grazie a Instagram Paul McNeil, dello studio MuirMcNeil, ha visto la nostra creazione “Bauhaus” e ci ha proposto uno scambio: poster in cambio di caratteri disegnati dal suo studio. Per noi è stato molto divertente poter utilizzare il loro materiale, e rileggerlo ovviamente in chiave diversa con la nostra sensibilità. Da questa esperienza sono poi nati i poster “Serif” e “Inside”.

“Se non avessimo condiviso il nostro lavoro su un social network, tutto questo non sarebbe stato possibile”.

Naturalmente come contropartita uno strumento come Instagram può risultare dispersivo, soprattutto perché offre migliaia di suggestioni spesso molto simili fra loro. Per questo a volte puntiamo a canali più specializzati, che possano permetterci di arrivare a un pubblico meno ampio, ma forse più interessato. Il negozio onlineBonvini 1909 shopè per questo ideale, essendo dedicato agli appassionati del disegno e della stampa.

Cabaret Typographie – “Serif”

Cabaret Typographie – “Inside”

 

Che consigli dareste a un giovane con la passione per la tipografia che vuole conoscere e apprendere questa tecnica?

Oggi fare “design” viene inteso soprattutto come saper “usare il computer”. Non è così.

“Il computer è un mezzo, come lo sono la stampa o una matita”.

Quello che davvero conta, nel nostro settore ma crediamo sia vero in tutti i campi, è formarsi personalmente e professionalmente, essere curiosi e studiare le basi e le origine del proprio mestiere.

John Lewis & Partners, e già è Natale


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Come ogni anno, sotto Natale, eccoci in attesa della pubblicità che anche a noi adulti fa fremere il cuore e ci fa respirare la magia del natale.
Sto parlando infatti degli ADV di John Lewis & Partners, non so se si possano definire solo ADV poiché sono dei veri e propri capolavori.
Ma facciamo un passo indietro cos’è la John Lewis & Partners? di cosa si occupano?
Per i londinesi John Lewis Partners (JLP) rappresenta un punto fermo del retail.
JLP nasce più di 150 anni fa come negozio di tendaggi a Oxford street per volontà di John Lewis un giovane imprenditore che, nel giro di pochi anni, trasforma il suo negozietto in una fiorente attività commerciale nel centro londinese dello shopping.
Fù solo durante gli anni ’20 che il figlio fondò la JLP e trasformo un’attività fiorente in un impero con più di 100 sedi sparse per l’Inghilterra.
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Ormai da anni, ogni anno, i grandi magazzini londinesi lanciano la loro pubblicità di Natale che, grazie alla forza emotiva che li contraddistingue e all’originalità dei contenuti, sanciscono per i londinesi l’arrivo del Natale.
Questa è la storia di quest’anno, guardatelo e sognate:
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“This Christmas, we tell the story of how some gifts can be more than just a gift. And how one gift in particular inspired, changed and influenced the course of a little boy’s life. That little boy just happens to be Sir Elton John”. -JLP

 

“Questo Natale, vi racconteremo la storia di come alcuni regali possano essere più di semplici regali. E di come un regalo in particolare ha ispirato, cambiato e influenzato il corso della vita di un ragazzino. Quel ragazzino si dà il caso che sia Sir Elton John“. -JLP

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Fatemi sapere cosa ne pensate, di questo AD e della John Lewis & Partner 😉

 

C’È ARIA DI NOVITÀ..

 

 

 

ArtRegarde sta cambiando forma, è da tanto ormai che stiamo pensando di creare un luogo dove poter scovare tutti i creativi della città di Milano e non solo. Un dialogo direttocon i creativi attraverso interviste estudio-visitche, unito alle visite dei luoghi di produzione culturale da’ la possibilità ai creativi di farsi conoscere e a tutti gli altri di conoscere loro, scoprire questo mondo..

Need your helpse sei un creativo e vuoi farti conoscere fatti avanti, ti stiamo cercando!

Se gestisci un luogo d’arte, un laboratorio o qualsiasi luogo di stampo creativo, non tirarti indietro, vogliamo costruire una community solida!

achievement-agreement-arms-1068523Se sei un fotografo e hai voglia di contribuire con questo progetto perchè non vedi l’ora di metterti in gioco e partecipare, contattaci!Cerchiamo infatti di arricchire il nostro team, chiunque voglia collaborare scrivendo pezzi, facendo foto o con idee è il benvenuto.

E poi Tu che non ti sei ritrovato in nessuna di queste categorie perchè sei un curioso, beh anche la tua opinione è importante, infatti vogliamo sapere cosa ne pensi.

Siamo piccoli ma appassionati, attenti alla qualità ma per farcela abbiamo bisogno anche di aiuto.

Quindicommentate, scriveteci su Instagram o via mail a artregarde.milano@gmail.com   noi ci mettiamo al lavoro per sbalordirvi con una magica nuova paginae dei contenuti da urlobuon lavoro!:*

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Guggenheim Museum Bilbao

 

Oggi vi parlo di uno dei mie musei preferiti, concepito da uno dei più importanti architetti contemporanei, Frank O. Gehry: ɢᴜɢɢᴇɴʜᴇɪᴍ ᴍᴜꜱᴇᴜᴍ ʙɪʟʙᴀᴏ.

Si tratta infatti di una delle architetture avanguardistiche più significative del XX secolo. Nasce come spazio espositivo ma c’è ancora aperto un dibattito che si chiede se quest’architettura sia essa stessa arte, e in questo caso come può l’architettura divenire arte, ma ancora di più può essere un contenitore per quest’ultima?

Lasciando da parte questo dibattito su cui mi dilungherei le pagine in qualcosa che si rivelerebbe insignificante, lascio la parola a voi, perché sono curiosa di sapere cosa ne pensate.

Guggenheim Bilbao ViewLe linee della costruzione di questo edificio sono studiate in modo perfetto per creare forme armoniche e per dialogare con l’ambiente, la scelta del materiale esterno lo rende avanguardista e fa si che esso sia il diamante brillante al dito della fidanzata sorridente, Bilbao. Puoi scorgere il suo luccichio da lontano, voltandoti e trovandolo sempre lì, rassicurante.

Guggenheim Bilbao View
Guggenheim Bilbao View
Guggenheim Bilbao View

Questo museo costruito tra il 1993 e il 1997, viene oggi studiato, come l’effetto Guggenheim, ovvero un museo che con la sua forza, la notorietà della collezione, associabile ad un brand, ha fatto sì che questa città potesse rinascere, cambiare la sua economia, lasciarsi alle spalle anni di dura crisi e gruppi terroristici per cui era diventata pericolosa, abbandonata e fatiscente.

Oggi la città vive di turismo, i numeri di chi visita il museo continuano ad aumentare anno dopo anno, nel 2017 sono stati calcolati 1.322.611 visitanti solo del museo, che attraverso il loro soggiorno nella città, costituiscono un punto di crescita nell’economia della città.

Guggenheim Bilbao ViewTutto questo è dovuto anche all’importanza del nome che porta, e della collezione di capolavori di cui è proprietaria.

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Stiamo infatti parlando di un museo con una collezione che vanta i nomi più importanti del panorama artistico del ventesimo e ventunesimo secolo: Jeff Koons, Richard Serra, Mark Rothko, Joseph Beuys, Yves Klein e Louise Bourgeois, sono solo alcuni dei grandi artisti che ci sono in questo museo, senza calcolare le esposizioni temporanee, anch’esse portatrici di opere grandi artisti.

Insomma un luogo magnifico che ospita opere contemporanee di una qualità che ho fatto fatica a trovare in Spagna, ma anche in Italia. Ci tornerò assolutamente, e come sempre mi perderò in questo luogo, godendomi tutti i capolavori che ha da offrire!!

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EL GRAN ÁRBOL Y EL OJO - Anish Kapoor
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PICULAR · Google, ma per i colori

 

Non avevo nessuna intenzione di scrivere un post così.. stavo ragionando su quale sarebbe stato il soggetto perfetto per ripartire dopo un anno senza scrivere perché sono partita, andata, tornata.. ma alla fine ho deciso di accantonare i piani e scrivere di getto.

Perché?

Perché oggi, durante le mie ore di lettura,mi sono imbattuta in un progetto bellissimo di cui non potevo non parlare.

Probabilmente molti di voi lo conoscono già, direi anzi 𝕄𝕆𝕃𝕋𝕆 probabilmente poiché nel mese di agosto ha ricevuto non uno, non due ma ben tre premi, ovvero:

#1 Product of the Day (August 22, 2018)
#2 Product of the Week (August 22, 2018)
#3 Product of the Month (August 2018)
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Quindi bando alle ciance e iniziamo a parlare di 𝒫𝒾𝒸𝓊𝓁𝒶𝓇.

È definito :

Google, but for colors

(Google, ma per i colori)

Si tratta infatti di un generatore di colori che si basa sulla ricerca di Google.

Ora se avete bisogno del codice esatto del colore di un qualsiasi oggetto basterà digitarlo nella barra cercanella lingua che preferite, poiché questa piattaforma può essere utilizzata in molte lingue, compreso l’italiano.

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Per ogni colore sarà segnato il codice e si potrà vedere la foto di referenza.

Questo fantastico strumento utilissimo per i designer, ma non solo, è stato sviluppato da uno studio svedese, Future Memories, che ha l’intento di unire il design strategico e le nuove tecnologie con lo scopo di creare nuovi strumenti.

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Che ne pensate?
Io lo trovo fantastico, nonostante non debba fare troppo spesso i conti con delle palette, la trovo lo stesso un’idea innovativa, comoda che rende la vita più facile.

 

Finalmente news dalla Spagna..

 

Ho pensato a lungo come scrivere, di cosa scrivere e in che lingua sopratutto. Mi sono arrovellata per un sacco di mesi e tra gli impegni, l’adattamento, lo studio della lingua e tutto quello che comporta vivere in un altro paese, mi sono persa.37591351935_c923285cf9_o

Alla fine ho deciso di smetterla di impazzire nella futile ricerca del modo perfetto con la quale avrei iniziato questo capitolo, e quindi ho deciso di sedermi e scrivere.

Mi sono trasferita in Spagna per seguire un master di Economia e gestione di arte e cultura, in una città che si chiama Valladolid. <<Valla che?>>, mi rispondevano tutti quelli che informavo della mia partenza, nessuno mi ha detto che conosceva questa città, che paura, “forse ho sbagliato tutto?” mi chiedevo.

“NO!”

26702274639_1d72e4720d_oValladolid è una città spagnola della regione di Castilla y Leon, per intenderci è grande come Firenze, fa un freddo cane in inverno e fa un caldo torrido d’estate, ma a me la neve piace, il caldo meno, ma affinando l’arte della siesta, credo che imparerò a conviverci.

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Una città perfetta per muoversi, sopratutto in bici, come piace a me, si può raggiungere ogni luogo senza problemi, è ricca di piazze stupende, piena di viali alberati e l’architettura è molto varia, la adoro! Se però dobbiamo parlare di luoghi d’arte, io ho una passione per l’arte contemporanea, e qui non c’è più che un museo contemporaneo e un paio di gallerie, al contrario tutta l’arte antica o tutti gli altri tipi di arte come musica, danza, cinema o teatro sono super presenti nella città, però non sono a più di una ora e mezza di treno da Madrid, quindi posso fare una capatina quando mi manca la mia dose mensile di contemporaneità.

 

Non vi rivelerò niente di più perché ho intenzione di fare numerosi post, quindi Hasta Luego, perché mi farò sentire presto!

 

Domenica gratis al museo, Milano 2 luglio

 

English version

Domenica gratis al museo? Se devo essere onesta puntualmente mi capita di pensare: quasta domenica vado.. e poi mi dimentico e arriva il lunedì, così aspetto fino al mese successivo. Ma questa volta ho deciso di prepararmi e prenderlo in contro piede e allora eccomi qui, una settimana prima, a decidere in quale museo andare domenica 2 luglio a Milano.

immagini 2 luglio_2Per chi non sapesse di cosa sto parlando, una domenica al museo, è un’iniziativa che prevede la visita gratuita a tutti i musei statali, ogni prima domenica del mese.

Considerando che ogni volta è necessario trasformarsi in investigatori e perdere un sacco di tempo nella ricerca del luogo che vogliamo visitare, ho deciso di condividere la mia ricerca con voi, cosi che con un click avrete la lista dei musei, gli orari e la posizione, senza dover impazzire.

acquarioPer ogni museo è scritto l’orario d’apertura della domenica, se è necessaria la prenotazione e se c’è, l’ora dell’ultimo ingresso prima della chiusura. Ho anche aggiunto i link che vi portano direttamente alla pagina del museo,nel caso vogliate curiosare un po’.

Che ne dite? Spero vi possa esere utile, sono curiosa di sapere dove andrete 🙂

ECCO QUI LA LISTA

Orario:Da Martedì a Domenica 9.00-17.30 (ultimo ingresso 17.00)

Orario:mercoledì/domenica dalle 11 alle 19

Orario:dal martedì alla domenica dalle 10.00 18.00

Orario: 9-17.30 martedì-domenica. Ultimo ingresso ore 17.00

Orario:da martedì a domenica: 9.00 -17.30 (ultimo ingresso ore 17.00)

Orario:martedì – domenica 9.00 – 17.30 (ultimo accesso 30 minuti prima dell’orario di chiusura)

Orario:Da martedì a domenica dalle 9.30 alle 19.30 (ultimo ingresso 18.30)

Orario:Da martedì a domenica dalle 10.00 alle 18.00

Orario:Dal Martedì alla domenica dalle ore 9,00 alle ore 17,30 (ingresso fino ore alle 17,00)

Orario:Martedì-Domenica 8.15-19.00 Orario biglietteria: 8.15-18.45

Prenotazione Obbligatoria(Telefono: +39 02 92800360; Sito web)

Orario:dal martedì alla domenica 9.00 – 13.00 / 14.00 – 17.30

Orario:Martedì-Domenica 8.30-19.15 Orario biglietteria: 8.30-18.40

 

Fioriscono nuovi germogli nel Serrone della Villa Reale di Monza – BGM 2017

 

È stata inaugurata lo scorso 13 maggio la 7a edizione della Biennale Giovani di Monza,  punto di riferimento per i giovani artisti emergenti nel mondo dell’arte.

prova 2Questa biennale si fonda su un concetto ben preciso: “30 artisti 5 critici”creato da Ermanno Krumm (poeta e critico d’arte). Ovvero vengono selezionati 5 critici che a loro volta hanno il compito di individuare 6 artisti da presentare. L’elemento di novità di quest’anno consiste nella scelta dei critici, professori di determinate Accademia italiane prescelte, che a loro volta selezionano sei tra i loro studenti, per la prima volta in quasi 15 anni di attività, con l’ottica di divenire, come ha spiegato il direttore scientifico Daniele Astrologo Abadal al vernissage, “Un primo ponte di collegamento tra le aule d’insegnamento e una sede espositiva di prestigio”, certamente un aiuto fondamentale nel percorso di un artista under 35, che alle prime armi con il sistema dell’arte.

disincanto

LE ACCADEMIE E I RISPETTIVI TUTOR-CRITICI

Accademia Clementina di Belle Arti di Bologna  Davide Ribalta

Accademia di Belle Arti di Brera  Bruno Muzzolini

Accademia Albertina di Belle Arti di Torino  Stefano W. Pasquini

Accademia Linguistica di Belle Arti di Genova  Cesare Viel 

NABA – Nuova Accademia di Belle Arti  Marcello Maloberti

A essere del tutto sincera non sapevo cosa aspettarmi, ma la mia curiosità é stata molto ben ripagata. Mi è proprio piaciuta ed è per questo che vi consiglio di andarla a vedere, rimarrà aperta fino al 16 luglio ed inoltre l’ingresso è libero e il venerdì chiude alle 22, perché non approfittarne?

ANDATE! Le opere sono molto interessanti e quest’anno il catalogo è gratuito, così mentre visitate la mostra potete leggere e capire meglio, è un’ottima idea. Lo spazio espositivo è fantastico, ampio, luminoso e allestito piuttosto bene. Inoltre potete cogliere la palla al balzo e visitare la Reggia di Monza.

-Vi lascio gli orari, i giorni di apertura e la mappa, infondo alla pagina-

gemis lucianiPer conoscere meglio gli artisti e vedere le opere, ho creato una pagina:

BIENNALE GIOVANI MONZA, conoscere gli artisti e le loro opere, spero di poter arricchire la lettura con alcune brevi interviste ad alcuni degli artisti. Speriamo!

Spero vi piaccia, fatemi sapere cosa ne pensate!

Orari da martedì a venerdì 11-13 e 15-19
sabato domenica e festivi 11-19
venerdì apertura serale fino alle 22
Chiuso lunedì